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Videoriunione di team. Samuel sta presentando e al posto del volto di Maja vede un riquadro nero.
— Maja, puoi accendere la videocamera? È difficile parlare con un quadrato nero.
— Certo.
Dopo pochi minuti Maja la spegne di nuovo.
— Di nuovo senza videocamera?
— Riesco a concentrarmi meglio su quello che dici quando è spenta.
Samuel ha bisogno dei volti per orientare la conversazione. Maja ha bisogno di meno richieste visive per partecipare bene.
Come contribuisce Empatyzer a definire l’uso delle videocamere?
Empatyzer ti aiuta a vedere che la telecamera fornisce più segnali, ma può aumentare il costo di partecipazione. Permette inoltre di verificare come concordare regole senza coercizione automatica.
Funzioni che possono aiutarti:
- Tu rispetto al team: confronta il modo in cui operi con il tuo team in aree quali fotocamera, privacy e costi di partecipazione, rendendo più semplice capire da dove proviene la confusione "Accendi la fotocamera".
- Parla con Em del team: ti consente di discutere il problema "Accendi la telecamera" con Em nel contesto dell'intero team e preparare una regola comune che limiti simili malintesi in futuro.
- Suggerimenti: danno consigli pratici per le situazioni "accendi la fotocamera": cosa vale la pena dire direttamente, cosa può essere frainteso e come chiudere l'arrangiamento.
Cosa è successo davvero
Samuel sta guidando la conversazione e, quando la videocamera di Maja è spenta, perde alcune informazioni su cui normalmente fa affidamento: non vede le sue reazioni, non capisce facilmente se il ritmo funziona e non sa se vuole intervenire. Per lui la videocamera aumenta il contatto. Maja paga un costo diverso. Quando vede contemporaneamente se stessa, Samuel e il resto dello schermo, una parte dell’attenzione viene assorbita dal monitorare la propria immagine e il modo in cui appare. Può quindi essere più visibile ma meno concentrata sul contenuto. Non è un conflitto tra una persona socievole e una antisociale. È un conflitto tra due funzioni del video: feedback per chi parla e richiesta aggiuntiva di attenzione per chi partecipa.
Cosa dice la ricerca
I ricercatori hanno osservato che le videoriunioni combinano diverse richieste insolite: contatto visivo ravvicinato, visione costante di sé, movimento limitato e maggiore attenzione ai segnali non verbali, un quadro talvolta definito nonverbal overload (Bailenson, 2021). Una cautela importante è che quel lavoro era soprattutto teorico e non dimostrava che ogni meccanismo proposto agisse nello stesso modo su tutte le persone. Un esperimento successivo con misure EEG su 32 partecipanti ha rilevato un indicatore di affaticamento più alto quando le persone vedevano la propria immagine rispetto a quando la visualizzazione di sé era nascosta (Xu et al., 2024). Il campione ridotto non permette una regola universale, ma rafforza un punto semplice: vedersi continuamente può essere un carico aggiuntivo reale, non una semplice preferenza o un capriccio.
Come affrontarlo
Invece di una regola assoluta “videocamera sempre accesa”, definite quale funzione deve svolgere il video in una determinata riunione. In una conversazione che dipende dalle reazioni, durante una presentazione o quando si costruisce una relazione, la videocamera può aiutare. In una lunga sessione di lavoro potrebbe non essere necessario tenerla accesa ininterrottamente. Un’altra soluzione semplice è tenere la videocamera attiva ma nascondere la propria anteprima: Samuel continua a vedere Maja, mentre Maja non deve osservare se stessa. La regola generale è: non chiederti soltanto se la videocamera sia accesa; chiediti a che cosa serva e quale costo attentivo comporti per la persona dall’altra parte.
Come possono aiutare Empatyzer ed Em
Empatyzer non dovrebbe dedurre da un profilo se qualcuno “ama o odia la videocamera”. Può però mostrare a Samuel e Maja che differiscono nel modo in cui ricavano informazioni dal contatto sociale, nella quantità di reazioni visibili di cui hanno bisogno e nel comfort con l’espressione costantemente osservabile. Prima della riunione successiva, Em può suggerire una domanda migliore di “accendi la videocamera”: “Ho bisogno di un segnale che mi dica che stai seguendo. Cosa funziona meglio per te: videocamera, reazioni in chat o brevi conferme a voce?”. Maja può spiegare che senza videocamera si concentra meglio, invece di lasciare a Samuel uno spazio vuoto da interpretare. A livello di team, Empatyzer può aiutare a stabilire più modi equivalenti per segnalare presenza. Le microlezioni insegnano a distinguere il bisogno di contatto da un singolo simbolo di contatto.
Fonti
- Jeremy N. Bailenson (2021). Nonverbal Overload: A Theoretical Argument for the Causes of Zoom Fatigue. Technology, Mind, and Behavior, 2(1), 1-6. https://doi.org/10.1037/tmb0000030 10.1037/tmb0000030
- Jin Xu; Eoin Whelan; Ann O’Brien; Denis O’Hora (2024). Does Self-View Mode Generate More Videoconferencing Fatigue in Women than Men? An Experiment Using EEG Signals. Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, 27(6), 426-430. https://doi.org/10.1089/cyber.2023.0577 10.1089/cyber.2023.0577
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